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Bodybuilding in Italia (il)
di Marco Neri
Se Dio vuole una fibra muscolare è la medesima sia in America che in Italia; magari qualche atleta di colore ne ha qualcuna in più, ma Dorian Yates ha ristabilito l'equilibrio.
Da questa osservazione possiamo dedurre che ciò che funziona negli USA funziona anche da noi, dove non mancano né le attrezzature, né i supplementi, né altro....
Di solito in Italia prendiamo con entusiasmo e come oro colato tutto ciò che proviene da oltre oceano, anche se non sempre le notizie e le metodiche sono di prima qualità. Sta quindi alla nostra cultura europea ponderare ciò che di valido ci può essere.
A volte basta dire "gli americani fanno così", che subito tutta la palestra si ritrova ad allenarsi in quel modo (anche se ve lo siete inventati voi durante la notte).
Del resto, una volta stabilito che il B.B. è uno sport metabolico, mi accorgo che di vere novità non ne esistono molte. Ce ne possiamo rendere conto parlando con qualche culturista di 20/30 anni fa: ci accorgiamo che, a parte qualche macchina sofisticata, le metodiche allenanti, più o meno consciamente, erano le stesse.
Qualche tecnica d'intensità è difficile da fare applicare in Italia, più per mancanza di cultura o disponibilità che di altro, ma questa differenza è, a mio avviso, destinata a sparire. Iniziamo infatti a raccogliere ciò che i nostri predecessori hanno seminato e non me la sento assolutamente di dire che è stata seminata solo negatività; a mio avviso in questi ultimi 10 anni il livello tecnico è cresciuto enormemente e questo è merito di tutti, così come è colpa di tutti l'avere perso qualche importante occasione per diffondere meglio la nostra disciplina.
Ora ci vorrebbe una conclusione, ma mi rendo conto che una vera conclusione non potrà essere mai tratta, in quanto le tante deduzioni personali portano spesso al medesimo risultato.
Ciò che mi appare più importante è che il lettore possa cercare di capire i molti perché o, perlomeno, le logiche che portano a tali conclusioni. L'obbiettivo deve essere quello di portare il più possibile a ragionare con la propria testa, a fornire quegli elementi che devono fare diffidare di chi non dà spiegazioni di un esercizio o di un allenamento, magari cercando di risolvere tutto con qualche ricetta magica, che di magico ha ben poco.
L'intento di questi dibattiti è quello di aprire un dialogo che fornisca spunto per riflessioni "di crescita" il più solidali possibile.
Se poi c'è un'opposizione ben venga, il confronto è sempre stato il simbolo dell'apertura anche verso ciò che non si conosce.
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