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Culturismo e gli altri sport (il)

di Marco Neri  


Il culturismo è uno sport molto più metabolico che non di destrezza quindi, quando abbiamo soddisfatto a tutti i protocolli fisiologici che sovrintendono alla qualità muscolare che vogliamo stimolare, abbiamo fatto il massimo in nostro possesso.

Credo molto nella ciclizzazione dell'allenamento, una ciclizzazione che tenga conto di tutte le esperienze maturate in altri sport metabolicamente simili al nostro.

Purtroppo il nostro è uno sport anomalo, che persegue degli obbiettivi che nessun altro sport ricalca. L'unica affinità possiamo trovarla nella ricerca della forza; infatti molte metodiche studiate su pesisti o lanciatori trovano larga applicazione nei programmi di forza dei body builder.

Non possiamo comunque accomunarci troppo, perché quando nei grafici vediamo inserita la curva della destrezza tecnica o dell'abilità atletica, ecco che ogni paragone con il B.B. svanisce: dobbiamo infatti riconoscere che nel nostro sport i movimenti sono molto semplici e tecnicamente elementari.

Nel campo della forza (forza esplosiva e massimale) ritengo quindi fondamentale:

  1. L'accumulo di mole di lavoro con trasformazione immediata.

  2. Ripetizioni eccentriche.

  3. Ripetizioni parziali.
Nel campo più squisitamente culturistico, si stanno notando buoni riscontri da tecniche comunque già "scoperte" e applicate da oltre mezzo secolo come:
  1. Cicli d'urto, sia in intensità che in mole di lavoro, seguiti da microcicli di recupero.

  2. Utilizzo di stretching dopo ogni movimento, uno stretching graduale ma forzato, per consentire il massimo utilizzo della fibra.

  3. Introduzione nel periodo off-season di periodi più sbilanciati verso un'attività aerobica ben pianificata; questo consente un recupero nervoso, un innalzamento del metabolismo, una capillarizzazione che crea il terreno ideale per una nuova stimolazione.

  4. Lavoro intenso e variato sui codici d'allenamento, vale a dire sulla frequenza con cui distribuiamo il lavoro; troppo spesso mi rendo conto che l'Italia è un paese di sovrallenati cronici.

  5. Allenamento differenziato miscelando mole di lavoro, intensità, densità e frequenza secondo il microciclo determinato.

  6. Analisi biomeccanica funzionale REALE, che non sia parto di qualche mente malata; quindi una scelta razionale degli esercizi da eseguire, selezionandoli fra quelli più adatti alla propria articolarità o struttura.

  7. Sfatamento di molti miti che hanno portato alla rovina o al mancato raggiungimento di obbiettivi molti atleti; fra questi la chimica, i preparatori magici, le diete irrazionali, la massa a ogni costo, ecc.

  8. Conquista e diffusione di concetti alimentari scientifici e all'avanguardia.

  9. Inserimento di periodi d'allenamento di recupero attivo, con basse moli di lavoro e accompagnate a tecniche di massaggio, idroterapia, sauna.
Ritengo che tutti questi fattori contribuiscano notevolmente al progresso tecnico e qualitativo degli atleti, che devono sempre più imparare ad essere obbiettivi e a costruirsi una propria cultura, tramite la quale filtrare tutte le notizie che pervengono dall'esterno e le sensazioni che vengono dall'interno.


 



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