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Dormire: pił ci pensi pił non dormi

di Maurizio Mancini  


(Da "Dossier Salute")

Questa pagina ha lo scopo di segnalare un articolo ritenuto molto interessante. La breve sintesi serve soltanto per farsene un'idea di massima; i lettori sono pertanto invitati a procurarsi la versione originale.


Il problema dell'insonnia in età avanzata può essere correlato a sindromi depressive che investirebbero circa il 10 per cento degli anziani, ed è talvolta aggravato dall’errata opinione che il soggetto ha riguardo ad essa: il fatto di non dormire 7-8 ore viene talvolta considerato anormale.

Come spiega la dottoressa Laura Costa, psicologa ed esperta in tecniche psicodistensive, è invece importante che l'individuo si renda conto che i cambiamenti di età e di ambiente portano al verificarsi di mutamenti anche nella quantità del sonno. Prendere atto che la media di ore dormite da un anziano è di circa 6 e mezzo, e che anche questa media può variare da persona a persona secondo le caratteristiche individuali, può ridurre la sua preoccupazione che, in alcuni casi, interferisce con il sonno stesso.

Infatti, spesso le persone che ritengono di soffrire d’insonnia presentano un'elevata attivazione mentale: pensieri, paura di non riuscire a dormire, che affiorano proprio nel momento in cui l'individuo cerca di addormentarsi e che comportano un'elevata tensione psicologica, dovuta all'aspettativa negativa di non riuscire a prendere sonno. E si innesca il classico circolo chiuso: tanto più la persona cerca di dormire, tanto più difficile risulta l’addormentamento.

Pertanto modificare alcune abitudini e modelli di comportamento potrebbe rivelarsi utile. L’approccio cognitivo comportamentale suggerisce alcune tecniche per il trattamento dell'insonnia finalizzate a modificare abitudini, pensieri, convinzioni e a favorire una condizione di rilassamento al momento di coricarsi. Si agisce così su due fronti: a livello cognitivo, utilizzando quelle tecniche che vanno a occuparsi di pensieri intrusivi, di ansie e di preoccupazioni, fino a ridurre lo tensione psicologica, e a livello fisiologico con una tecnica di "rilassamento muscolare progressivo" che aiuta a concentrarsi sulle piacevoli sensazioni corporee conseguenti a uno stato di relax, facilitando in tal modo l’addormentamento.


 



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