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Teoria dell?evoluzione applicata al bodybuilding (la)

di Francesco Currņ  


Gentile Dottor Neri,
ultimamente, ho avuto modo di leggere alcuni articoli in cui si parla di una "scienza del bodybuilding" direttamente scaturita dalla teoria dell’evoluzione. Personalmente – a parte l’esposizione che mi sembra "molto lontana" da un rigoroso testo universitario - le dimostrazioni esibite per dimostrare i concetti esposti in tale teoria mi appaiono alquanto nebulose e quindi desidero conoscere il Suo pensiero in merito. Mi rivolgo a Lei perché (oltre al fatto che la ritengo particolarmente preparato) quantomeno è uno dei pochi rappresentanti del nostro settore a poter esibire un attestato qualificante legalmente riconosciuto dallo stato (Laurea). Onestamente, non penso sia consigliabile fidarsi degli autoproclamatosi esperti (o di quelli che – per impressionare gli astanti - presentano una moltitudine di pseudotitoli privi di "effettivo" valore qualificante), soprattutto nel settore dell’alimentazione e dell’integrazione.

Già il fatto che le deduzioni dell’autore derivino dalla teoria dell’evoluzione mi lascia qualche dubbio, in quanto – a mio avviso - se dobbiamo basarci su un argomento per cominciare un discorso serio, penso sia logico basarsi su qualcosa di provato e sicuro. Ebbene, contrariamente a quanto lascia intendere l’autore (che le da per scontate), non è affatto sicuro che le conclusioni di Darwin fossero corrette, anzi. Esistono diverse scuole di pensiero e molte evidenze contrarie a tale teoria. Eccone ad esempio una: ultimamente, alcuni studi sul Cambriano (un periodo geologico) hanno mostrato che in non più di 10 milioni di anni (da punto di vista evolutivo è un periodo brevissimo) la natura produsse improvvisamente una gamma impressionante di organismi pluricellulari: gli antenati praticamente di tutte le creature che oggi popolano la terra. I teorici dell’evoluzionismo (Darwin in prima linea) hanno sempre sostenuto, a supporto delle loro tesi, che questo proliferare di specie sia stato solo apparentemente un fatto improvviso e che in effetti era stato preceduto da un lungo periodo di evoluzione. Ebbene, questa spiegazione (e con essa il supporto alla teoria dell’evoluzione) oggi appare inaccettabile, sia perché mancano le tracce geologiche riguardanti il lungo periodo di evoluzione previsto dalla teoria evoluzionista, sia perché – come spiega il paleobiologo Douglas Erwin dello Smithsonian Institute di Washington - alcune scoperte di fossili in Cina, in Siberia e in Namibia hanno provato che l’innovazione biologica è avvenuta "nello stesso istante" praticamente in tutto il mondo!

Continuando col discorso, un punto cardine dalla "teoria evoluzionistica del bodybuilding" è la necessità di una maggiore assunzione proteica (fino addirittura al 40-50% del totale calorico). Per dimostrare (?) ciò l’autore afferma: quando le scimmie sono scese dagli alberi hanno dovuto imparare ad alimentarsi con delle proteine ed il proprio organismo ha reagito aumentando di statura e muscoli trasformandosi via via nell’uomo.

Non desidero entrare in merito al fatto se sia giusto o meno aumentare fino a certi livelli l’assunzione proteica, ma tale esempio non mi sembra una rigorosa e scientifica dimostrazione che l’aumento della statura e dei muscoli delle "scimmie scese dagli alberi" sia legato all’aumento dell’assunzione proteica. Un indizio di come - a mio avviso - siano quantomeno "personali" e discutibili le conclusioni riportate nell’articolo è che ci sono altre "scimmie scese dagli alberi" che hanno preferito continuare a restare vegetariane (i gorilla) e che mi sembra siano diventate un po’ più muscolose ed alte di noi umani.

L’autore inoltre afferma che tutte le volte che durante la nostra evoluzione abbiamo consumato più carne, la nostra altezza e la nostra muscolatura è aumentata (ma come si fa a stabilire con certezza tale relazione?) e che il culmine si è avuto con l’uomo di Neanderthal (vedremo tra un po’ l'infondatezza di tale affermazione).

Tra l’altro l’autore (non ho capito a che fine: forse per attestare la bontà della dieta con molte proteine?) ci fa l’esempio di due popoli che ancora si alimentano in maniera "primitiva": i pigmei e i boscimani. Personalmente, considerando il fatto che questi sono due tra i popoli più bassi della terra, non ho proprio compreso le motivazioni di tale esempio, visto che l’autore vuole dimostrare l’equazione "maggiore assunzione proteica = maggiore altezza": errore di stampa? Confusione dell’autore? Io che sto perdendo le mie capacità cognitive? Onestamente non so proprio come interpretare quest’ultimo esempio a favore dell’assunzione di grosse quantità di proteine. Personalmente, anzi, mi verrebbe da pensare il contrario: gli uomini onnivori hanno bene o male raggiunto l’altezza di 1.80 metri, mentre quelli che si sono discostati di poco dall’alimentazione "primitiva" sono rimasti alti quanto le scimmie....

E adesso una sorpresa: come riportato qualche riga sopra, l’autore adotta come cavallo di battaglia per la propria teoria la costituzione fisica dell’uomo di Neanderthal che, a suo dire, presentava uno sviluppo muscolare davvero notevole (rispetto a noi che non consumiamo tante proteine) e che, sempre a suo dire, ciò era dovuto al notevole introito proteico. Non vorrei sbagliarmi ma, in un certo senso, mi è sembrato di capire questo: aumentate l’assunzione proteica e diventerete muscolosi quanto (o quantomeno, quasi quanto) gli uomini di Neanderthal! L’autore, a quanto mi sembra di capire, dell’uomo di Neanderthal conosce in dettaglio tutto quello che può portare "acqua al suo mulino" (da cosa mangiava a com’erano muscolosi i suoi bicipiti ed i pettorali; dal loro regime di vita al fatto che erano cacciatori espertissimi), ma trascura un particolare (che secondo me, invece, non era certo trascurabile) che - a mio modesto avviso - INVALIDA COMPLETAMENTE LE SUE ASSERZIONI.

Nel 1997 il gruppo del biologo molecolare svedese Svante Pääbo (quindi non un finto scienziato senza titoli) riuscì ad analizzare il DNA mitocondriale estratto da un frammento di fossile scoperto nel 1856 a Feldhofer, in Germania. Ciò che si scoprì è che gli uomini di Neanderthal distano da noi troppo, sotto il profilo genetico, per essere considerati come nostri diretti antenati. Questo studio è stato confermato recentemente da William Goodwin, dell’università di Glasgow (anche lui quindi, non un finto scienziato senza titoli), che analizzando i resti di un fossile di un bambino neanderthaliano – scoperto nel 1999, nella caverna di Mezmaiskaya, nel nord del Caucaso – ha riscontrato le stesse notevoli distanze genetiche rispetto all’uomo moderno. Questo studio, pubblicato su Nature (e non su un bollettino parrocchiale o su una rivista di pseudoscienza), a mio avviso, mostra che tutte le dissertazioni fatte prendendo come punto di riferimento l’uomo di Neanderthal non hanno il benché minimo significato di prova: le variazioni della massa corporea tra i neanderthaliani e noi - ammesso che ci siano davvero - possono essere spiegate con le non trascurabili differenze genetiche più che con le differenze alimentari. Tra l’altro - a conferma di quanto dico - basta ai giorni nostri osservare le persone di colore che, benché siano geneticamente diverse in maniera davvero minima rispetto ai bianchi, presentano una muscolatura maggiormente impressiva (e non certo perché assumono più proteine): se, quindi, con differenze genetiche così piccole ci sono sensibili variazioni nella muscolatura, che senso ha confrontare organismi dalle differenze genetiche più spiccate pretendendo di dimostrare qualcosa? A mio avviso nessuno!

Obiettivamente, penso che una teoria per potersi definire scientifica, più che delle deduzioni che - a mio avviso - sono quantomeno "personali", debba presentare delle prove inconfutabili e non mi sembra che se ne possano trovare molte in un campo quantomai nebuloso come quello dell’evoluzione delle specie (sia in generale che in quella umana in particolare) in cui – allo stato attuale delle conoscenze – non sono molte le certezze. Tanto per fare un esempio ancora, ci si chiede come mai i dinosauri si sono estinti. Un meteorite? Un’improvvisa glaciazione? Dei terremoti? Un’epidemia tumorale causata da una cascata di neutrini emessa da una stella morente? Ipotesi, ipotesi e ancora ipotesi, senza nessuna certezza!

Il testo stesso redatto dall’autore è infarcito di "forse" e "probabilmente": termini che – secondo me - con la vera SCIENZA (a mio avviso, questo è un termine di cui ultimamente - soprattutto su certe riviste del settore - per puri scopi commerciali, si sta abusando parecchio!) hanno molto poco a che fare.

Passando (brevissimamente) alla parte riguardante l’allenamento, non voglio nemmeno commentare (ho già scritto abbastanza sopra) le asserzioni che il training breve ed infrequente derivi dai ritmi di caccia dei nostri progenitori. Come giustamente suggerisce anche il Professor Massaroni (una delle poche "menti pensanti" del nostro ambiente!) è possibile – tra le tante ipotesi - che fosse stata sviluppata la pratica della carne secca che, conservandosi a lungo, avrebbe assicurato una continuità di rifornimento del cibo e non il contrario come sostiene l’autore. Più semplicemente, penso, invece, che la natura dell’allenamento produttivo che, a mio avviso giustamente, deve essere breve ed infrequente deriva – come già affermava Artur Johnes decenni fa - dal processo fisico probabilmente più efficace del nostro organismo: la sindrome da adattamento generale di Selye (in pratica lo stesso motivo per cui ci abbronziamo per difenderci dalle radiazioni ultraviolette)!

Concludendo, Einstein diceva che una teoria era maggiormente credibile quanto più semplici e chiare erano le sue premesse. Personalmente - a parte il fatto che non mi sembra che l’autore possegga dei titoli (a quanto mi risulta, non è né un professore universitario, né un ricercatore, né un laureato) che attestino la sua competenza nel campo della scienza e della ricerca scientifica - così come è impostata, la teoria dell’evoluzione applicata al bodybuilding, non mi sembra credibile. Lei cosa ne pensa gentile Dottore?
Francesco.


Teoria dell?evoluzione applicata al bodybuilding: risposta di Marco Neri (la)


 



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