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Frequenza di allenamento ottimale... un mistero? 01
di Fabio Zonin
Quando in occasione dei corsi istruttori sono a trattare l'argomento della della legge della supercompensazione di Selye e ad illustrare il conosciutissimo grafico (Figura n. 1), mi vengono puntualmente poste le seguenti domande:
- Dopo quanto tempo l'organismo avrà recuperato quanto perduto?
- Quand'è che ci troveremo in prossimità del punto di massima supercompensazione?
- Quanti giorni devono quindi trascorrere da un allenamento al seguente, e quanti tra due allenamenti rivolti allo stesso gruppo muscolare?
Tutte domande da 1 milione (di Euro)!!!
Figura n. 1
Purtroppo non è così semplice dare una risposta precisa, vista la molteplicità di
variabili generali ed individuali determinanti i tempi necessari all'organismo al fine di recuperare. è comunque mia intenzione, con il presente articolo, dare una serie di utili indicazioni volte alla previsione di tali tempi. Tutto ciò in base ad una serie di parametri sia generali che individuali.
Innanzitutto ricordiamo che l'allenamento non è che uno degli stimoli dai quali si rende necessario un recupero e che la normale vita di relazione, l'attività lavorativa svolta, le ore di sonno notturne, le abitudini alimentari, sono tutti fattori che vanno ad influenzare l'omeostasi dell'organismo del soggetto e la sua capacità di ritornare alla condizione fisica in cui si trovava prima di affrontare la seduta allenante.
Un impiegato in un ufficio statale, quindi, necessiterà di tempi dedicati al recupero differenti rispetto al manovale; chi si trova, per motivi di lavoro, nell'impossibilità di seguire un programma alimentare ideale (ad esempio il dover rimanere a digiuno per parecchie ore consecutive), sarà in condizioni di svantaggio rispetto a chi, invece, può effettuare degli spuntini su base regolare; chi svolge una attività lavorativa che prevede turni di notte, sconvolgerà i normali ritmi sonno-veglia, dovrà continuamente variare il momento della giornata dedicato all'allenamento, all'alimentazione, al riposo e, di conseguenza, la mancanza di regolarità dei ritmi vitali, lo porterà ad avere difficoltà maggiori nel recuperare.
Oltre alle problematiche di tipo organizzativo, ad influire sulla individuale capacità di recupero, vi è una serie di fattori personali, quali la situazione affettiva, il fatto che il lavoro sia gratificante o meno, eventuali problemi economici, che possono influenzare sia la motivazione all'allenamento, sia la capacità del soggetto di dare un peso più o meno grande allo stesso rispetto ad altre situazioni in quel momento prioritarie.
Ma cosa avviene al termine di una sessione d'allenamento, per ricondurci alla condizione iniziale? In primis, vi sarà la necessità di riportare ai livelli iniziali i depositi di fosfati e glicogeno muscolare, di smaltire l'eccesso di acido lattico, di riparare le microlesioni prodotte dalla seduta a livello cellulare; solo una volta ripristinate le condizioni preesistenti, il nostro organismo potrà dedicarsi alla costruzione di nuove strutture atte a sopportare un eventuale seguente stimolo di entità pari al precedente.
Una volta chiare le variabili personali a livello di alimentazione, stile di vita, produzione ormonale che agiscono sulle capacità organiche di ripristino, dal punto di vista del tipo di allenamento svolto, quali sono i parametri da prendere in considerazione per valutare e prevedere i tempi necessari al recupero ed alla supercompensazione?
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